Per il centenario della nascita di Ingrid Bergman proponiamo un ricordo di Fabrizio Clerici.

INGRID SENZA FINE di Fabrizio Clerici

Intermezzo televisivo, articolo di Fabrizio Clerici scritto il 15 dicembre e pubblicato in il “Il Messaggero” il 17 dicembre 1985 con il titolo Ingrid senza fine
Nessuna parte di questo scritto può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell’Archivio Fabrizio Clerici – Tutti i diritti riservati © Fabrizio Clerici by Archivio Fabrizio Clerici 

© Eros Renzetti Archive

© Eros Renzetti Archive

© Eros Renzetti Archive

© Eros Renzetti Archive

© Eros Renzetti Archive

© Eros Renzetti Archive

© Eros Renzetti Archive

© Eros Renzetti Archive

Una breve premessa va fatta. Mi aspettavo che prima o poi sarebbe venuto il mio turno settimanale per i commenti televisivi sulle pagine dello spettacolo di questo giornale. E con l’attesa pure un certo panico, perché non essendo del mestiere, un conto è dirle le cose e un altro è scriverle. Ma visto che passo ormai per più di una ragione le mie serate in casa impastato innanzi al televisore, ho accettato l’incarico premettendo che da un pittore visionario quale io sono non ci si deve aspettare scelte o apprezzamenti forse graditi ai più.
Quella piccola tastiera che ci teniamo svogliatamente in mano durante le trasmissioni, sostituisce nel mio caso la tavolozza. Scelgo i canali così come scelgo i colori.

Così come unisco le tinte mi succede ben di frequente di mischiare i programmi perché è raro che la noia non ti prende e con la noia l’inevitabile sonnolenza.
E allora s’impone quel saltellare tra i tasti, repentinamente, alla ricerca di fatti, immagini o storie più convincenti malgrado l’imperversare delle interferenze pubblicitarie.

Giorgio de Chirico amava molto i “caroselli”. Non ne perdeva uno.
Quando alle 20.45 iniziava la trasmissione vera e propria rassegnato esclamava: “Peccato! Già finito…”. E aveva il più delle volte ragione.

Se fosse vivo oggi che i maggiori registi italiani ti presentano prodotti alimentari, indumenti o detersivi col meglio dell’arte loro, resa ancor più perentoria dal minuto e mezzo loro concesso per esprimersi, de Chirico telefonerebbe a Fellini per proporgli uno spot pubblicitario sulla crème-caramel, visto che a Federico era tanto ben riuscito quello sui rigatoni.

De Chirico aveva una predilezione per quel dolce soave e tremolante che eternò con un distico declamato spesso agli amici seduti con lui a tavola:

       “Mi piace Gide, stimo Claudel,
         ma preferisco il crème-caramel”.

E ora veniamo al dunque. Ho passato l’intera domenica fuori città, senza alcun rammarico televisivo.
Ma ho disdetto un incontro serale per non mancare di rivedermi in pace un film con Ingrid Bergman del 1971, Passeggiata sotto la pioggia di primavara. L’avevo già visto tanti anni prima quando si proiettò qui a Roma, e fu proprio quella l’occasione che mi spinse a chiedere a Fiorella Mariani se fosse stato possibile incontrarmi con Ingrid, sua zia.

Vennero da me un pomeriggio inoltrato.
Vederla così da vicino, tra i miei cavalletti dello studio, alta, bellissima e luminosa nella sua abituale disinvoltura semplicità fu per me una indimenticabile lezione sul modo di non adoperare il divismo. Di ignorarlo anzi. Ciò mi aveva permesso di chiederle notizie sul suo primo soggiorno negli Stati Uniti, e se in quell’esordio sul set amaricano avesse mai incontrato la Garbo.

“Come arrivai a Hollywood il mio primo gesto fu di scriverle e lo feci inviandole un mazzo di rose. Non mi ha mai risposto, né in quegli anni mai ho avuto occasione d’incontrarla. Fu solo assai più tardi – concluse Ingrid – che l’incontro avvenne, ma dopo la guerra, alle Barbados. L’incontro fu di rara convenzionalità. La Garbo si chiedeva se, dato il cambio della moneta, convenisse o meno acquistare dei terreni nell’isola”.

Nel film che stavo guardando alla televisione la Bergman era d’aspetto identica alla splendida creatura che sedeva accanto a me nello studio.

Palammo del suo trionfale esordio teatrale al San Carlo di Napoli con Giovanna al Rogo per la regia di Roberto Rossellini.
E per dimostrarle quanto avessi amato quello spettacolo e la sua interpretazione le donai un raro documento in fac-simile relativo l’atto del processo di Giovanna d’Arco che recava in calce la firma, la sola firma in grafia autografa dell’analfabeta pulzella d’Orléans.

Il film continua sul video e io penso all’ultimo incontro con Ingrid Bergman nella primavera del 1979, in casa di Umberto Tirelli. L’attrice ha da poco finito Sinfonia d’autunno, per la regia di Ingmar Bergman. E’ proprio su questo famoso incontro tra il regista e l’attrice entrambi svedesi e omonomi che si impernia la serata con una ininterrotta serie di domande a lei, che per anni attese l’occasione di lavorare col grande regista. Ingrid che risponde, come in una sequenza di un film, alle domande di Romolo Valli, Piero Tosi e mie. Quando mi regalarono le foto stampate rivissi i vari momenti di quella serata, ma soprattutto il volto di lei quando parla, gestisce e sorride a noi incantati delle sue descrizioni.

Il 1° dicembre 1980 sotto la serie dele fotografie che le inviai perché me le dedicasse appose questa frase: “Non stare ad ascoltarmi, caro Fabrizio, sono tutte bugie. Affettuosamente Ingrid”.

Ho spento il televisore un momento prima della conclusione del film.
Non ho voluto leggere la parola “fine”.

Fabrizio Clerici
© Fabrizio Clerici by Archivio Fabrizio Clerici

 

© Eros Renzetti Archive

Nelle foto Ingrid Bergman, Romolo Valli, Fabrizio Clerici, Piero Tosi.
Roma, 1979  © Fabrizio Clerici by Archivio Fabrizio Clerici