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SONNO ROMANO, 1955 | SONNO ROMANO 1955-1985
a cura dell’Archivio Fabrizio Clerici

L’ideazione compositiva del Sonno romano1, 1955, così come oggi la conosciamo, tela tra le più rappresentative di Fabrizio Clerici -la più esposta a livello internazionale- è anticipata da due schizzi dell’artista: il primo, Studio per Sonno romano2, 1953ca, su carta da lettera indirizzata al fratello Francesco, ne presenta l’assetto su linee verticali; il secondo su carta giallina, Studio per Sonno romano3, 1953-1955 compone la scena per una tela quasi quadrata: “Clerici ricorda che questa tela venne da lui stesso corretta grattando via le varie asperità della materia, tagliando di trenta centimetri di altezza il quadro.”4 (Ines Millesimi).

Il dipinto venne principiato “alla prima”, abbozzato a mano libera, e iniziato nei primi mesi del 1953 e completato agli inizi del 1955.
L’ambientazione è una cupa scena sotterranea ove sono adagiate sculture romane, ellenistiche e barocche, in un gioco silenzioso d’intese teatrali tra sonno, estasi e morte.

Il quadro, replicato in dimensioni più vaste tra il 1983 e il 1985, mostra nel suo impianto architettonico, ispirato da alcune cartoline in bianco e nero delle Terme di Diocleziano conservate da Clerici nel suo studio5, una sorta di scavo stratigrafico di una Roma appena rin- venuta e illuminata dall’alto da una luce aurea.

In una prospettiva quasi centrale, costruita da impalcature fatiscenti, convengono le sculture, partendo dall’alto, verso sinistra (le parentesi quadre di seguito si riferiscono allo schema in alto) [1] L’estasi della Beata Ludovica Albertoni6 di Gian Lorenzo Bernini; ai suoi piedi, un piccolo [2] cherubino ispirato a quelli di Giacomo Serpotta7; sotto [3] Eros dormiente8, da un tipo ellenistico, posto su un mezzo arco romano; nella nicchia resti di costole, ossa, pietre e mitra; disteso su un pavimento di tavole pericolanti è un [4] corpo velato9 ispirato al Cristo velato10 di Giuseppe Sanmartino; sulla parete di sinistra, appoggiata su un ripiano, con una tela strappata, è un marmo con [5] Testa di persiano morente11, di Arte Romana; sotto, il mascherone della [6] Bocca della Verità12; accanto la [7] testa dell’Erinni Ludovisi13, copia da un originale ellenistico; verso sinistra, come gruppo marmoreo predominante, è posta [8] Santa Cecilia14 di Stefano Maderno; nella parte centrale del dipinto, in primo piano, su lastre di marmo grigio, è una composizione di teschi e melograni come memento mori e simbolo di rinascita e di rigenerazione; in basso, al di sotto del pavimento, una cripta serba [9] tre scheletri abbigliati, ispirati a quelli barocchi nell’Abbazia di Waldsassen15; al di sopra di un telaio tondo con tela strappata; adagiate, troviamo [10] Arianna addormentata16, copia romana da originale ellenistico del II sec. a.C. e [11] Santa Martina17 di Niccolò Menghini del 1635ca.; in alto, il [12] Fauno Barberini18, originale greco-asiatico di età imperiale; ai suoi piedi, tra frammenti architettonici e vasellame, un drappo nero fascia altra testa [13] dell’Erinni Ludovisi; negli spalti sotto, altro marmo della [14] Testa di persiano morente; in basso verso il lato destro, giace un tipo di [15] Arianna addormentata, ispirata a quella Medicea conservata agli Uffizi19 e alla Cleopatra20 incisione di Marcantonio Raimondi; in primo piano a destra il [16] San Sebastiano21 di Giuseppe Giorgetti; e [17] l’Ermafrodito dormiente22, un’opera di tarda età ellenistica.

Note:
1. Sonno romano, 1955 olio su tela, 90 x 150 cm in origine 120 x 150 cm (Accademia Nazionale di San Luca, Roma).
Il dipinto fu replicato in un formato più grande nel 1985 Sonno romano, 1955-1985 olio su tela, 305 x 520 cm (Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma. Inv. 9126); per la realizzazione di quest’ultimo dipinto Fabrizio Clerici affittò per due anni il piano nobile di Palazzo de Cupis a Roma, in piazza Navona, dove abitava nell’attico e si avvalse dell’assistenza di due pittori Claudio Bogino e Eros Renzetti.
2. Carta da lettera verdina, inchiostro marrone, 255 x 203 mm, senza data e busta, courtesy Archivio Francesco Clerici, Milano. La data (1953) è deducibile dalla citazione nel testo di uno spettacolo La vedova scaltra, per il quale Clerici stava ideando in quel periodo le scene (La vedova scaltra, Commedia in tre atti di Carlo Goldoni, Scene di Fabrizio Clerici, Costumi di Leonor Fini, Regia di Giorgio Strehler, Musiche di Fiorenzo Carpi, Venezia, Teatro La Fenice, 8 ottobre 1953, Festival Internazionale della Prosa della Biennale di Venezia; Milano, Piccolo Teatro, 12 ottobre 1953, Compagnia del Piccolo Teatro della Città di Milano).
3. Studio per Sonno romano, (1953-1955), carboncino su carta gialla, in R. Carrieri, Fabrizio Clerici, Electa Editrice, Milano, 1955, p. 94 n. 102 ripr. senza data (ed. in italiano); M. Brion, Fabrizio Clerici, Electa Editrice, Milano, 1955, p. 94 n. 102 ripr. senza data (ed. in francese); in AA.VV. Fabrizio Clerici nel centenario della nascita 1913-1993, Skira, Milano, 2013, p. 37 ripr. con data 1955 (ed. in italiano-inglese).
4. I. Millesimi, p. 187 scheda 9 in Fabrizio Clerici, catalogo della mostra, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, 20 aprile-16 settembre 1990, Roma De Luca Edizioni d’Arte, 1990.
5. Oltre a queste, durante la stesura del dipinto, aveva a disposizione cartoline in bianco e nero delle varie sculture; di cui, alcune, sagomate dall’artista a simulare la composizione nel quadro. Materiale conservato presso l’Archivio Fabrizio Clerici.
6. Gian Lorenzo Bernini, L’estasi della Beata Ludovica Albertoni, 1671-1674, marmo e diaspro, 188 cm, cappella Altieri, Chiesa di San Francesco a Ripa a Roma.
7. All’arte dello stucco di Giacomo Serpotta (1656-1732) Clerici aveva già dedicato le opere della serie delle Confessioni palermitane, dipinte tra il 1952-54.
8. Eros dormiente / Amorino sdraiato, da un tipo ellenistico, 0323 -0031 a. C., marmo Pario, 76 x 42 cm, Musei Capitolini, Palazzo Clementino, Sala di San Pietro, Roma.
9. Clerici aveva composto una sorta di modellino di gesso per questo particolare che gli era già servito per altri quadri come, Odore di santità, 1953; Maria Goretti, 1954; per una seconda versione de La grande confessione palermitana, 1954; e poi per La Sindone, 1955.
10. Giuseppe Sanmartino, Cristo velato, 1753, Cappella Sansevero, Napoli.
11. Arte Romana, Testa di Persiano morente, età augustea, marmo bianco Docimium alt. 0,32 m. Museo Palatino, Roma, inventario: 603, provenienza: Roma, Domus Tiberiana. La scultura, scavata da Pietro Rosa nella Domus Tiberiana nel 1866, rappresenta un volto giovanile dai lunghi baffi e dai tratti somatici tipici di un barbaro, con il capo coperto dalla tiara annodata sotto il collo. Il berretto lo qualifica come persiano. Attualmente la scultura è esposta nella mostra La Gloria dei vinti. Pergamo, Atene, Roma, a cura di F. Coarelli, Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Roma, 18 aprile-7 settembre 2014. Nel dipingerla Clerici si rifà a una cartolina in bianco e nero del 1890 ca. delle edizioni Anderson e altra di E. Richter, Roma che l’artista stesso ritaglia.
12. Bocca della Verità, scultura databile attorno al I sec. d.C., marmo pavonazzetto, diametro 1,75 m, pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, Roma.
13. Testa dell’Erinni Ludovisi, copia da un originale greco ellenistico, II sec. a.C. 46 cm, Inv. 8650, Collezione Boncompagni Ludovisi, Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Roma.
14. Stefano Maderno, Santa Cecilia, 1600, marmo greco pentelico di scavo di epoca romana, 130,5 x 49 x 45,5 x 37, cm. Altare della Confessione, Basilica di S. Cecilia in Trastevere, Roma.
15. Basilica papale, la più antica di Waldsassen, città tedesca della Baviera, al confine con la Repubblica Ceca.
16. Marmo a grana fine probabilmente greco. La scultura, dipende da un originale ellenistico elaborato dalla scuola di Pergamo nel corso del II secolo a.C. Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Pio Clementino, Galleria delle Statue, tra i due candelabri Barberini, inv. 548.
17. Altare maggiore della chiesa dei Santi Luca e Martina, Roma.
18. Fauno Barberini, 250 a.C. – 200 a.C., marmo asiatico, 215 cm, Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek, Monaco, inv. 218.
19. Arianna medicea, copia romana del III secolo a.C., Sala 35, Galleria degli Uffizi, Firenze.
20. Marcantonio Raimondi, Cleopatra, 1490-1534, incisione, Palazzo degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe, Firenze.
21. Conservato nella cappella di San Sebastiano, Basilica di San Sebastiano Fuori le Mura, Roma.
22. A Roma sono conservate due copie di questa scultura, al Museo Nazionale Romano-Palazzo Massimo e alla Galleria Borghese.

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Sonno romano, 1955
olio su tela, 90 x 150 cm
Firmato: basso sin. Fabrizio Clerici / Roma f. 1955
Accademia Nazionale di San Luca, Roma

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La prima idea, ad oggi conosciuta del Sonno romano,
disegnata da Fabrizio Clerici nel 1953ca al verso di una
lettera (penna su carta da lettera verdina 255 x 203 mm)
indirizzata al fratello Francesco.
Courtesy Archivio Francesco Clerici, Milano

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Sonno romano (Il Grande Sonno romano ), 1955-1985
olio su tela, 305 x 520 cm
Firmato: basso ds. 1955-1985 / F. Clerici
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma. Inv. 9126

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Studio per Sonno romano, 1953ca
carboncino su carta gialla, dimensioni e
ubicazione ignote. Pubblicato in R. Carrieri
Fabrizio Clerici, Electa Editrice, Milano, 1955
p. 94, n. 102 ripr.