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© Fabrizio Clerici by Archivio Fabrizio Clerici  (Scala 1:1)

La piccola fame, 1944
Punta d’argento su carta, 6 x 4,5 cm
Museo Mario Praz, Roma, inv. 988


Lettere di Fabrizio Clerici a Mario Praz: Capricci

Nel gennaio del 1945 in occasione di una collettiva alla Galleria La Margherita, per la quale Mario Praz scrive una breve introduzione, uno dei partecipanti, Fabrizio Clerici, gli offre in dono un disegno, la Piccola fame, ancor oggi esposta nella sua Casa Museo (inv.988). Nell’agosto dello stesso anno Clerici scriveva a Praz (Firenze 6 agosto 1945)

… Uscirà fra un paio di mesi presso la nuova casa editrice Ed. It. Una monografia sui miei ultimi disegni. Sarebbe lei disposto a presentare questi miei lavori con una introduzione di sette otto cartelle? … Il compenso è di £ 5.000. Non le dico quanto sarei felice, e quanto fiero, anche.

Ma già nel settembre del 1945 la situazione era mutata, Clerici scrive:

circa il commento ai miei disegni occorre attendere ancora qualche tempo. Se ne farà una edizione diversa con un diverso editore. Il programma nuovo è molto più soddisfacente per la serietà della casa che me lo stampa e per i mezzi grafici di cui dispone. Attendo le prime prove di un disegno riprodotto a giorni. Quando avrò la serie completa glie la invierò immediatamente.

La corrispondenza tra Clerici e Praz in merito all’introduzione ai disegni dell’artista riprende il 9 novembre del 1945, quando Clerici da Milano gli scrive:

… in quanto alla introduzione per i miei Capricci la prego di avere pazienza. Stiamo facendo a Verona prove di riproduzione, tentativi su tentativi, onde ottenere un risultato perfetto. Il frontespizio è già stampato e glie lo invio per mostrarle che il libro viene stampato su modelli bodoniani e con i caratteri autentici del piemontese di Parma. Tenga presente che il suo nome verrà stampato più in grande e che la marca editoriale manca ancora sul foglio.

La Biblioteca Primoli conserva nel fondo Praz lo specimen di questo volume che Clerici aveva affidato alle cure della casa editrice Mondadori. Sull’ultima pagina del fascicolo è l’avvertenza: “questa unica edizione numerata stampata in torchio a mano in 99 esemplari di cui 39 con una litografia originale dell’autore, sarà posta in vendita entro il 1947”.

Un anno dopo il 3 settembre del 1946 però l’edizione è ancora in lavorazione e Clerici scrive a Praz:

Sono felice che alla distanza di un anno Ella abbia aderito alla proposta di fare un saggio sui miei disegni per le Edizioni d’Arte Mondadori. Io avevo il timore che dopo tanto tempo lei pensasse al fallimento del libro. A proposito del frontespizio, era mio desiderio mettere la riproduzione del piccolo disegno della Fame che io le diedi a Roma. Le sarei grato se volesse prestarlo per questa occasione. … Nei riguardi del testo sarei più soddisfatto se questo trattasse esclusivamente i miei lavori senza riferimenti alla mia vita o a episodi di questa. Scusi se le dico con tutta sincerità che preferirei un testo che trattasse, e bene o male giudicasse, i miei disegni e rilevasse in più quelle variazioni barocche che tanto mi prendono …

L’archivio della Casa Museo conserva poi ancora una minuta del 15 ottobre del 1946 nella quale Praz annuncia di aver ricevuto le foto del disegni “molto inspiring” e gli spedisce la Piccola fame perché ne venga fatta la riproduzione e, circa il suo compenso, così si esprime:

… io, caro Clerici, se fossi un letterato ricco e con molto tempo disponibile avrei scritto l’introduzione solo per amore e non per mercede. Ma i tempi sono duri, come dicono tutti, e mi trovo in un periodo di gran lavoro che rende più che mai vero il vecchio adagio tempo = moneta. Un saggio di 15 -20 è lungo …

e in conclusione avanza una richiesta di £ 35.000, considerato – dice – che il Tempo paga un articolo di tre cartelle £ 15.000 e il Corriere della Sera £ 12.000.

Infine in una lettera da Milano non datata, ma probabilmente del novembre 1946, Clerici scrive:

“… ho letto con massimo interesse e piacere il suo bellissimo studio per i Capricci e gliene sono grato a non dirsi. Lei ha veramente capito quanto desideravo e il dire che alcuni miei disegni ‘condensano tutto lo spirito del Settecento in una cifra, in un geroglifico allucinante’ é per me un intelligente e raro riconoscimento. Avevo preparato per lei una lunghissima lettera con molti dettagli della mia infanzia che le potessero essere utili. La lettera è ancora a metà … ma meglio, così ci penseranno tra trent’anni i critici a stabilire i retroscena.

Ancora una lettera di Alberto Mondadori del 6 dicembre del 1946 conferma l’arrivo del testo: “una cosa veramente bella … Clerici è raggiante” e l’avvenuto pagamento.

Poi tutto è silenzio. Il volume non viene pubblicato e solo nel 1960 il testo di Praz vede la luce nella sua raccolta di saggi dal titolo Bellezza e bizzarria, edito però dal Saggiatore. Il testo è una straordinaria panoramica sulle radici del surrealismo in cui Praz cita sia l’emblematica barocca che le illustrazioni di John Tennil per Alice nel paese delle meraviglie, e quelle di Grandville “immortale Granville delle Scènes de la vie privé et publique des animaux” per concentrarsi poi sul procedimento del cadavre exquis e sul “… museo di arguti orrori che è la Semaine de bonté “; quando giunge a parlare poi dei singoli disegni , nella descrizione della serie dei vecchi miserabili (pg.167) si coglie subito un rimando al foglio di sua proprietà “… un vecchio infagottato in un abito a pieghe accasciate come mazzi di budella, siede coprendosi il volto … la sua barba e il suo contegno sono quelli di un padre di famiglia, borghese esaurito e depresso … Quelle scatole come bare aperte, quelle chiavi infilate nel cartoccio del coperchio … : l’allegoria ha un chiaro messaggio che stringe il cuore.”
Ma già nel 1956 nello scrivere una presentazione per l’amico pittore Sergio De Francisco (poi inserita nel La casa della vita) Praz ricordava la Piccola fame:

Nella bella monografia su Fabrizio Clerici di Raffaele Carrieri è riprodotto un disegno a matita, la Piccola fame, con l’indicazione “Roma, Collezione Mario Praz”. Questa frase mi ha fatto quasi sussultare. Se l’oggetto riprodotto fosse stato un mobile, un quadro o un ninnolo dell’epoca Impero, non avrei battuto ciglio: che’ di tali cose posso dire d’avere una collezione. Ma di opere di pittori moderni che figurino sulle mie pareti? Eppure si…

E il testo continua elencando alcuni altri artisti tra cui non per caso molti amici di Clerici, da Leonor Fini e Stanislao Lepri.

Nel 1971 ancora una volta Clerici tenta di recuperare il saggio dedicatogli da Praz, con il consenso di Alberto Mondadori per pubblicarlo, a prefazione di una nuova mostra alla Galleria Aldina, ma il 18 maggio di quell’anno scrive a Praz che ancora una volta il testo sui Capricci, troppo lungo ed impegnativo, non potrà venire accostato alle sue opere.

NdR Le lettere citate sono tutte conservate presso l’Archivio Mario Praz (Corrispondenza, ad vocem ) . Si ringrazia la Fondazione Primoli per l’accesso ai testi e ai documenti del Fondo Praz. Museo Mario Praz