Fabrizio Clerici nasce a Milano il 15 maggio 1913 in via Borgonuovo 10 alle 6 del mattino. È il secondo di tre fratelli ed è battezzato il 25 maggio nella parrocchia di San Marco, con altro nome, Carlo. La famiglia d’origine e i parenti più prossimi provengono dall’agiata borghesia cattolica e conservatrice, e rappresentano un milieu culturale d’indiscusso rilievo nella sua formazione, poiché il lato più esclusivo della personalità di ciascuno sarà destinato a trasmettersi nei gusti e nelle attitudini di Fabrizio.
Il padre Luigi, chiamato Gino, “audace industriale milanese” come lo definisce Roberto Papini1, è una figura singolare nella Roma degli anni venti: prende iniziative nel campo sociale, facendosi promotore dell’opera di bonifica delle Paludi Pontine, per poi ritirarsi subito dopo l’avvento del regime di Mussolini2; realizza l’Albergo degli Ambasciatori in via Veneto. “Il committente era il commendatore Gino Clerici, padre del pittore Fabrizio Cle-rici”, scriverà Jean Clair3; progettato dal giovane architetto Marcello Piacentini, è arredato da Emilio Vogt e affrescato da Guido Cadorin nel 1926; frequenta e sostiene l’attività degli scrittori del gruppo letterario dei Dieci.
Più che la madre, Maria Bournens Clerici, è la nonna materna Antonietta Bournens Seves a costituire un punto di riferimento di giochi e di stimoli per il piccolo Fabrizio, tanto da essere da lui ritratta nel 1936 in vari disegni. Il bisnonno era stato un noto personaggio per aver introdotto in Lombardia il sistema metrico decimale. Ma anche sul versante della famiglia paterna spiccano figure un po’ insolite: il nonno Francesco, ingegnere, aveva illustrato con trenta acquerelli due volumi sulla vita delle api, dopo estenuanti osservazioni al microscopio che gli avevano indebolito gravemente la vista; aveva due fratelli che Fabrizio non conobbe direttamente: Carlo, che lavorava come collezionista e antiquario a Milano (la sua collezione, ricca di disegni, stampe e oggetti curiosi, fu venduta all’asta nel 1915); e Giovanni, architetto, amico di Luigi Cagnola e maniacale collezionista di libri rari.

1 Roberto Papini, Per gli Ambasciatori d’oggi, in AA.VV., Ambasciate e Ambasciatori a Roma, prefazione di Ugo Ojetti, Bestetti & Tum-minelli, Milano-Roma, 1927.
2 “Il che avvenne, a onore del vero, con adeguato compenso”. Da una testimonianza scritta da Francesco Clerici indirizzata a Maurizia Tazartes, 18 febbraio 1995.
3 Jean Clair, Lo sconosciuto della festa, in “FMR”, aprile 1988, p. 107.